“…..Un poeta non aveva mai visto il mare.
Si mise in viaggio.
Si fermò a una locanda e confidò all’albergatore la sua ricerca.
L’uomo gli rispose che era ormai vicino, avrebbe potuto raggiungere la meta l’indomani. Il poeta passò la notte a rigirarsi nel letto della sua camera nell’insonne attesa.
Il giorno dopo l’albergatore lo vide tornare e gli chiese com’era andata, ma il poeta rispose che non aveva visto il mare e non aggiunse altro.
Come era possibile?
La curiosa scena si ripeté per due o tre giorni, fino a quando il poeta tornò raggiante: ce l’aveva fatta! E come? chiese incuriosito l’albergatore.
Da una barca giunta a riva erano scesi dei pescatori: li aveva osservati, aveva parlato con loro fissandoli negli occhi, e finalmente, in quei corpi e in quelle voci, aveva visto il mare…”
Credo che queste poche righe possano dire molto a noi adulti, genitori, insegnanti, educatori, nonni e a chiunque si cimenti nell’arte di educare.
Testimoniare che la vita è bella e tutto ciò che ci capita ha un senso buono, può avvenire pienamente se siamo pieni di quell’ardore che abbatte la paura e lo scetticismo e ci fa andare incontro, non solo al futuro, ma già al presente, ricchi, vivi, in pace, certi che tutto è ordinato da una Sapienza più grande di noi.
A scuola stiamo portando i bambini nel bellissimo e fantastico mondo di Narnia. Intervistateli, cercateli, fatevi raccontare… Vedere i loro occhi e ascoltarli chiacchierare nella casa del fauno Tumnus è un’esperienza davvero unica, e di tutto questo posso soltanto essere grata.
